10
Dic
09

Manuale d’Investigazione, delusione.

In un post di poco tempo fa, raccontavo del mio acquisto del romanzo ‘Manuale d’Investigazione’ di Jedediah Berry: descrivevo le mie prime impressioni, e davo una traccia sulla storia e sull’atmosfera del libro, ma ero ancora in corso di lettura.

Ecco, ormai il libro l’ho finito di leggere da molto tempo (ora sto leggendo altro libro molto migliore), e vorrei dare il mio giudizio, tardivo se vogliamo, sul ‘Manuale’ di Berry, sperando con questo di far risparmiare a qualcuno 19 euro a favore di qualche altro libro più meritevole.

Ho stroncato il ‘Manuale d’Investigazione’ di Berry su Anobii e riporto qua le parole che ho usato come raccomandazione per evitarlo (e non sono stata l’unica a esprimere lo stesso sfavorevole parere, di stroncature ne ha beccate diverse, dai lettori).
Velleitario e sopravvalutato.
Considerato quanto è stato pubblicizzato e persino il fatto che gli hanno costruito un sito promozionale
prima ancora che uscisse in libreria, non mi aspettavo di annoiarmi così tanto e che fosse una tale ‘patacca’.
L’autore si affanna soprattutto a scopiazzare grandi scrittori (per esempio, atmosfere e alcune vicende de ‘L’uomo che fu Giovedì’ di Chesterton…), ma non riesce assolutamente a dare al lettore alcunché di godibile lungo il percorso, e nessun epilogo che compensi il tempo perso a leggere questo libro
davvero tedioso: 19 euro di noia inconcludente.
Si può certo scrivere una storia surreale e onirica, lo hanno fatto molti ottimi scrittori, ma anche le storie surreali e oniriche vanno a parare da qualche parte, specie se vogliono essere dei gialli investigativi, e dei ‘mystery’: non pretendeva, Berry, di scrivere ‘un buon mystery’?
Bè, i ‘buoni mystery’ danno soddisfazione! Questo no.
Abusa della pazienza, del tempo e del denaro di chi legge.
Mi spiace, e sono incredula, che la casa editrice sia l’Adelphi, che non m’aveva dato mai brutte sorprese.”

Berry s’era posto un obiettivo ambizioso, ma ha fatto solo un libro pretenzioso, inutile e palloso oltre ogni dire.
Per carità, se volete fare un regalo di Natale, regalate qualche bel libro poliziesco classico, o thriller classico, o quel che vi piace purché andiate sul sicuro: diffidate di certe manovre promozionali, diffidate degli scrittori che travestono il loro vuoto di idee da opera ‘finta colta’ o ‘pseudo originale’.
Questo tizio ha ancora tanto da imparare, e soprattutto da leggere, dai veri geni della letteratura, o anche solo dai bravi scrittori.

Warning! Se vedete il seguente libro in libreria, evitatelo!

09
Nov
09

Home Style, appunti

E visto che il futuro appare sempre più incerto, ecco che comincio a far progetti: non sia mai, farsi cogliere impreparati!
Non so dove sarà casa, e nemmeno in quale nazione (anche se il cerchio si sta stringendo intorno ad alcune ‘opzioni’), ma intanto cerco in web siti internazionali che riguardano l’arredo, per trovare delle alternative all’Ikea, ditta che preferirei evitare! I mobili dell’Ikea davvero non riescono a entusiasmarmi: la qualità intrinseca è bassa (ho l’impressione che in un mobile ci sia più colla che legno) e l’estetica decisamente non mi piace, eccetto che per quanto riguarda i divani, che invece mi piacciono e per i quali decisamente propenderei.
Le mie ricerche sono solo agli inizi… per l’intanto, ho trovato due aziende, europee, che vendono -anche on line- mobili e complementi e un po’ di tutto per casa e giardino, una francese e una tedesca, e hanno della roba davvero carina a prezzi accessibili.

La ditta francese è Maison du Monde, ha mobili e complementi d’arredo d’ogni genere e di tanti stili diversi, per tutti i gusti, dal tradizionale all’etnico, dal romantico al mobile ‘industriale’, dallo stile inglese a quello marocchino, dal pop-rock (!) allo stile marina, passando per molte altre voci (e ci ho visto un paio di letti matrimoniali a prezzo molto buono e di cui mi sono innamorata): insomma vale la pena dare almeno un’occhiata al sito!
Certo, magari un controllo di persona, prima di giudicare, se possibile si farà: l’azienda francese ha dei negozi in alcune città italiane, si può fare un salto a vedere da vicino la qualità dei prodotti.


L’azienda tedesca è la car-moebel, e in giro per web ho trovato unanimi giudizi positivi su di essa, da parte di chi ne ha sperimentato o in qualche modo conosciuto i prodotti (perfino in questo blog americano dedicato all’arredo!): buoni i materiali, buona la qualità in genere, mobili personalizzabili, disponibili sia in legno naturale che dipinti con vernici ad acqua (good!), e a cui si possono applicare tessuti a scelta.
Anche questa ditta ha una gran quantità di articoli, per casa e giardino, oltre ai mobili: oggettistica, illuminazione (belli lampadari e lampade!), tessuti, anche biancheria, e perfino accessori per il bricolage e il fai-da-te; e il sito è molto completo, pure questo tutto da scoprire.

08
Nov
09

Manuale d’investigazione, l’acquisto.

In occasione del mio recente ennesimo viaggio – a fine ottobre, stavolta a Roma, e come al solito non per turismo - ho ottimizzato il tempo di attesa prima del ritorno, lì alla stazione Termini, facendo un bel giro nella grande libreria Borri, e ho comprato questo libro fresco fresco di uscita nelle librerie: Manuale d’Investigazione, novità delle edizioni Adelphi.
Naturalmente è un romanzo, un mystery per l’esattezza, è l’opera prima di questo autore, Jedediah Berry, e per me l’Adelphi è una sorta di garanzia, perchè mi sono trovata bene quasi sempre coi suoi libri.

Comunque, per ora non mi lancio in giudizi, visto che non ho ancora finito di leggerlo - però posso dire che l’autore ha visibilmente preso spunto dallo stile di almeno un paio di autori classici di polizieschi e non: per esempio è riconoscibilissima l’ispirazione allo stile di Chesterton.
L’atmosfera è particolarmente onirica, da sogno-incubo.
L’autore sceglie di non dare né luogo né tempo alla vicenda: essa si svolge in una città mai nominata, senza riferimenti conosciuti: una città cupa e battuta da una continua pioggia, e dove il protagonista della vicenda gira in bicicletta e ombrello. Bagnandosi sempre.
Cosa che m’ha colpita molto da subito, è l’assenza totale di riferimenti a pc, cellulari e qualsiasi altro strumento tecnologico dei giorni nostri (ho perfino riguardato la data di uscita del libro, 21 ottobre 2009, colta dal dubbio che fosse stato scritto in altri decenni).
In un palazzo pieno d’uffici, l’Agenzia Investigativa, leggiamo di macchine da scrivere, e nemmeno elettroniche, di fattorini che portano messaggi da un piano all’altro, di enormi archivi pieni di carte e schedari e fogli… ; fuori dall’agenzia, ci sono cabine telefoniche, nessun cellulare nemmeno in situazioni di pericolo; le sveglie si caricano a mano; i dischi si ascoltano con grammofoni, e così via…
Eppure la città è senza dubbio una metropoli moderna, e questo crea un curioso contrasto.
Non viene mai nominato un pc, un DVD, un cd, non parliamo di e-mail: non c’è nulla che sia elettronico o digitale.
Devo dire che fa un certo effetto, ma dà molto l’impressione di una scelta.. alquanto artificiosa per creare forzatamente qualcosa di originale e a tutti i costi…

Ho scoperto che c’è anche un sito promozionale del libro, in inglese.

02
Nov
09

Calduccio, melagrane, ghiottonerie e altro…

Ecco, questo è il fuoco che arde nel mio camino: oggi ci vuole proprio!

E queste sono le melagrane del mio giardino! Ne ho parecchie, come ogni anno! Che bei colori tipicamente autunnali, la foto non rende giustizia!

Da tempo immemore, nella mia Regione, alla Festa dei Morti del 2, per tradizione sono associati dei dolcetti che vengono chiamati, appunto, “Fave dei Morti” (perfettamente in spirito di Halloween: nomi orrendi per cose ghiotte!).
Sono molto buoni, specie se piacciono le mandorle (a me piacciono molto!), che sono l’ingrediente base!
La ricetta dalle mie parti è questa (o perlomeno è quella usata da mia nonna), ed è semplice semplice:
250 gr di mandorle dolci pelate
150 gr. di zucchero
200 gr. di farina
50 gr. di burro
2 uova
Buccia di 1 limone grattugiata
Estratto di vaniglia
Un goccio di grappa (o anche cognac o brandy).
- Un po’ di farina extra e la carta da forno.
Macinare (o pestare nel mortaio, secondo l’uso antico) le mandorle con lo zucchero, metterle in una ciotola grande abbastanza per unirvi il burro appena appena sciolto o morbido, 1 uovo e un albume (un tuorlo si lascia da parte) e poi tutti gli altri ingredienti, e mescolare tutto molto accuratamente: l’impasto deve risultare morbido ma lavorabile a mano, e per questo si aggiunge quel tanto che occorre di grappa.
Su una superficie infarinata, formare con l’impasto ottenuto dei cilindri del diametro all’incirca di grissini ben grossi, e tagliarli (come quando si fanno gli gnocchi) per ottenere dei pezzetti grandi come una noce.
Schiacciare un poco ogni pezzo col dito per ottenere delle “fave” spesse circa 1 cm.
Vanno spennellate col tuorlo messo da parte, messe sulla lastra del forno (foderata con la carta da forno, oppure imburrata e infarinata) e tenute in forno (previamente acceso e portato a 180°) per 10-15 minuti: devono risultare appena dorate, attenzione che sono piccole e possono bruciare se ci si distrae!
Una volta sfornate e raffreddate, c’è chi usa cospargerle di zucchero a velo, ma a me piace di più cospargere invece le ‘fave’ con dello zucchero normale (poco, senza esagerare) prima della cottura, dopo averle spennellate con il tuorlo.

Oh! L’altra sera, quella del 31, si sono presentati come avevo annunciato i ragazzini “dolcetto o scherzetto”, mascherati a dovere, in gruppetto come al solito, verso le 10.00 di sera più o meno.
Ma questi dovevano essere nuovi, perché dopo aver suonato al cancello, hanno chiesto: “Ci apri il cancello? Ci fai entrare?
Ohibò… ok scendere a dargli i dolcetti, ma aprirgli il cancello così… NO:
HO (anzi mio padre ha, perché io, di strettamente mio personale, ho 2 gatti) 3, dico 3 CANI !!!

Che a quell’ora ancora scorrazzano per il giardino, e probabilmente se ne stavano acquattati dietro qualche pianta ad osservare i marmocchi mascherati!
Lo scherzetto (davvero infame!) sarebbe stato aprire il cancello!

29
Ott
09

October…November…December…

Già Halloween?!?
Sono quasi stata colta di sorpresa quest’anno!

Normalmente comincio a sentirmi allegrotta per l’arrivo del periodo autunnale già a fine Settembre.
Quando la natura sembra addormentarsi, chissà perché ha il potere di donare una strana sensazione di calore ed euforia…
Fin da piccola ho avuto belle aspettative e sensazioni su questo periodo del’anno, quasi come una ‘promessa’ di gioia…
Forse per via del susseguirsi di ricorrenze e festività: c’è Halloween il 31, Ognissanti il primo novembre, la ‘festa dei Morti’ il 2, e poi san Martino… quando ero piccola, alla parrocchia, per noi bambini organizzavano la festa con le castagne e i dolci – ognuna di queste feste ha i suoi dolci!Era un periodo in cui cominciavamo a riunirci di più al chiuso che all’aperto, a cambiare giochi, e soprattutto, almeno per me, tutte queste piccole ricorrenze creavano un’aria festaiola che era un anticipo dell’imminente atmosfera natalizia.

A me tutto questo è rimasto dentro, evidentemente: ho un debole per questo periodo, per i colori autunnali, perfino per le foglie che cadono, per la pioggia e la foschia…

In genere mi sento quasi felice, perlomeno serena, e poi mi godo la casa, mi godo i primi fuochi nel camino!
Mi tengo pronta per i bambini che suonano al cancello per chiedere “dolcetto o scherzetto?”, e provvedo in anticipo ad avere in casa dei dolci da dargli.

E a fine novembre inizia l’Avvento.
Da novembre in poi, è attesa del Natale, anche se non ho una famiglia con cui festeggiarlo per bene.

Guardo in web dove sono i mercatini natalizi. E anche un sacco di altre cose che il periodo offre.

Le stagioni, hanno tutte qualche pregio, qualcosa di speciale, ma questa…il periodo che va da fine settembre fino alla fine di dicembre, ha un’atmosfera calda, intima e poetica che mi entra dentro.

Questo periodo mi fa sempre ricordare un mystery per ragazzi (ma non solo) che adoravo da ragazzina, e la cui storia piena di magia (vera) si svolgeva proprio nell’arco di un autunno, da fine estate fino al Natale: ogni anno lo rileggevo verso ottobre, come se fosse un rito del periodo pure quello. Magari un giorno ne parlo.

Intanto buon Halloween a tutti!

PS- Per l’occasione finalmente torno con un post nel mio blog principale, dopo un’eternità che non ci scrivo più (e ne avevo nostalgia)! I pareri sono graditi!
Baci dalla strega buona (io).

27
Ott
09

I Segreti della Città Proibita – Matteo Ricci alla Corte dei Ming

Una mostra che vale la pena vedere è stata appena inaugurata alla Casa dei Carraresi di Treviso (mappa):

I segreti della Città Proibita – Matteo Ricci alla corte dei Ming“.
E’ la terza puntata di un ciclo (La Via della Seta e la Civiltà Cinese) che la Casa dei Carraresi di Treviso dedica alla Cina.
In questa mostra sono svelati tesori e splendori della dinastia Ming e della Città Proibita: oggetti di grandissimo valore, intrinseco, artistico e storico, e di raro pregio, molti dei quali esposti per la prima volta, e che perfino in Cina pochissimi hanno visto, perché sono sempre stati custoditi in segreti caveaux!
Si potranno ammirare: ori lavorati con creatività e gusto straordinari, giade delle più pregiate, gioielli e monili raffinatissimi, sontuosi abiti di seta, sculture coperte d’oro, addobbi di monarchi, tessuti rari, fini porcellane, mobili, preziosi dipinti, provenienti dalle collezioni imperiali della Città Proibita e da vari importanti musei cinesi.
Tutti gli oggetti in mostra testimoniano il raggiungimento di un altissimo livello nell’abilità artistica e artigianale.

- La mostra celebra anche il quarto centenario della morte a Pechino di padre Matteo Ricci, al quale è dedicata una sezione speciale della mostra, con documenti rarissimi e ingegnosi meccanismi per lo studio dell’astronomia, provenienti da collezioni maceratesi e dal Museo dell’Astronomia di Roma.
Matteo Ricci (Macerata 1552 – Pechino 1610) fu missionario destinato all’estremo Oriente. Giunse in Cina nel 1583 e l’anno dopo pubblicò il primo Mappamondo Cinese.
Uomo di fede ma anche di scienze e di lettere, intrecciò intensi rapporti con ‘l’intellighenzia’ cinese e con la Corte imperiale. A tal punto che l’Imperatore gli conferì il titolo di Mandarino e il mantenimento a spese dell’Erario. E alla sua morte, mise a disposizione un terreno di proprietà imperiale per la sua sepoltura, cosa mai accaduta prima. -

Ming, la dinastia dello ’splendore’ – Ming in cinese mandarino significa ’splendore’: sotto i Ming la Cina raggiunse uno sviluppo anche superiore a quello che aveva conosciuto sotto la dinastia Tang, detta ‘il primo Rinascimento’. I Ming sono considerati ‘il secondo Rinascimento’. In quel periodo i mongoli furono sconfitti definitivamente, i rapporti commerciali si ampliarono, furono parzialmente aperte le porte all’Occidente, e arrivarono i primi missionari, che contribuirono allo sviluppo di lettere e scienze.
La Città Proibita fu fatta costruire, fra il 1406 e il 1412, dal terzo imperatore Ming, Yongle, e potrà essere visitata virtualmente grazie a un modello in legno (in scala 1:300) che occupa un’area di 45 metri quadri al primo piano della mostra; modello a cui hanno lavorato per 3 anni ben 14 maestri ebanisti sotto la supervisione di 3 architetti.
Questa mostra, inaugurata il 24 Ottobre 2009, resterà aperta fino al 9 Maggio 2010.
Orari – Venerdì, sabato, domenica: 9.00-20.00; gli altri giorni: 9.00-19.00.

Chiuso: ogni lunedì; giorni 24, 25, 31 dicembre 2009 e 1 gennaio 2010.

Tutte le informazioni complete su orari, date, prezzi e visite: QUI.

La prossima mostra del ciclo, sempre alla Casa dei Carraresi, sarà sui ‘Manciù e l’ultimo Impero’, e durerà dall’Ottobre 2011 al Maggio 2012.
Il sito web ufficiale della mostra è QUI.

16
Ago
09

La collezione Ghysels

Forse non è facile invogliare a interessarsi di certe cose attraverso un post, io stessa mi sono imbattuta solo per caso nei libri che illustrano e commentano la collezione di ‘Gioielli Etnici’ di Colette e Jean-Pierre Ghysels, probabilmente la più preziosa e grande del mondo, per quantità, e altissima qualità. E ne sono rimasta stregata.
In seguito mi sono informata, e ho saputo che questa collezione frutto di oltre 40 anni di ricerche e raccolta, è stata esposta in tutto il mondo, più e più volte, anche in Italia.
I libri, editi da Skira, sono per la maggior parte a cura della storica dell’arte e documentarista Anne van Cutsem-Vanderstraete, fotografati splendidamente (da John Bigelow Taylor, nel caso di “Gioielli Etnici”), e sono una sorta di documentario antropologico, un viaggio attraverso culture lontane e storia, compiuto attraverso il gioiello, quindi da un punto di vista diverso e affascinante.
E credo che sia anche (finalmente) un modo di vedere il gioiello stesso, sotto un’altra ottica: non un’oggetto frivolo, ma un oggetto simbolico, apotropaico, carico di significati, spesso dotato di funzioni pratiche, e che rispecchia i luoghi e i tempi e le vicende dei popoli.
Dice lo stesso Ghysels, nell’introduzione al volume ‘Gioielli Etnici’:
“Colette veniva dall’Africa, io dall’Europa. Il 27 dicembre 1959 ci sposammo in Nepal. All’epoca Katmandu viveva ancora nel medioevo. Nei mercati, i profughi tibetani offrivano tesori di oro e argento. Le donne portavano berretti di seta bordati di pelliccia, che svelavano pendenti incastonati di coralli e turchesi, e avevano sul petto sontuosi reliquiari.
In Nepal l’interesse che già nutrivamo per i gioielli trovò conferma. A fare una collezione, è la curiosità, non il desiderio di accumulare: la sete di conoscere suscita la scoperta. Nel nostro caso la passione fu stimolata dalla consapevolezza di essere l’ultima generazione che potesse ammirare quei popoli, le cui culture stavano per scomparire. ..”
I profughi tibetani si liberavano dunque dei loro preziosi averi, pur di avere qualche soldo per rifarsi una vita altrove… nella autoprivazione di ciò che per loro era dote e capitale di famiglia, gioielli di valore inestimabile, c’era la disperazione di un popolo occupato… ma questo è solo una goccia di ciò che si apprende e riflette, leggendo e ammirando questi volumi… Una gioia per gli occhi, una sorpresa continua per la mente.

Le magnifiche fotografie di gioielli mozzafiato, sono accompagnate da testi dettagliatissimi , che ci narrano, per ogni Continente, vicissitudini, usi costumi e abitudini, momenti storici importanti, prosperità e tragedie, di tante popolazioni, di tante etnie e culture diverse, da quella ebraica a quella dei nativi americani, dalla Cina all’Africa nera, da Berberi e Tuareg all’Oceania.
E didascalie per ogni singolo oggetto fotografato, a descriverne materiali, provenienza, significato e funzione.
Giusto per dire una curiosità piccolissima, appresa qui, è che ho scoperto che il Giappone (non quello moderno, ovviamente!) non ha avuto mai una tradizione del gioiello (inteso come collane orecchini etc…): per le giapponesi gli ornamenti si concentravano esclusivamente negli ornamenti da applicare alle loro elaboratisime acconciature!

Le pagine più interessanti, per me, sia per bellezza di immagini che per storia e moltitudine di informazioni che si apprendono, sono quelle che vanno dal Nord Africa, al Medioriente, all’India, all’Asia Centrale (meravigliosa), fino all’Indocina.
E naturalmente mi piacerebbe moltissimo poter vedere un giorno una di queste mostre, di gioielli tradizionali autentici e d’epoca, perché credo ormai che di questi oggetti, non se ne vedano più molti nemmeno nei luoghi d’origine… dove probabilmente ormai c’è solo la bigiotteria o l’imitazione per turisti.

Foto dal volume “Gioielli Etnici”: ornamento da fronte da donna, in oro, pietre, perle naturali – Uzbekistan. (Appartenente alla collezione Ghysels)
C’è molto ancora da dire su questo tema dei gioielli etnici, e di questa collezione in particolare, e della serie di volumi ad essa dedicati, ma non è possibile approfondire in un solo post, quindi molto probabilmente ritornerò sull’argomento, nel corso del tempo, dal momento che i volumi sono molti e ricchi, e il materiale, sia visivo che testuale, davvero vasto.

A presto.
Dea Silenziosa.

01
Ago
09

Bonjour Tristesse

Mi pare la stagione più adatta per segnalare un libro mitico, che torna il libreria, dopo anni di assenza: ‘Bonjour Tristesse’, di Francoise Sagan, ambientato in Costa Azzurra in un’estate di ormai più di 50 anni fa, un’estate di mare e di vacanze sregolate, vita oziosa in ambienti ricchi e superficiali, adulti libertini, aperitivi e feste, e intrighi adolescenziali quanto tragici…

Il romanzo uscì per la prima volta nel 1954, e subito fu un caso letterario, uno scandalo e un prodigio, e non solo per il contenuto: già, perché l’autrice aveva solo 19 anni, due di più di Cécile, la viziata e maliziosa protagonista diciassettenne della storia; e le pagine di questo libro, intrise di sensualità, incoscienza e cinismo, fecero gran clamore presso i benpensanti.
E sia Cécile che la Sagan ebbero gli occhi del mondo su di loro!
Al confronto, non c’è Melissa P. che tenga (posto che Melissa P. possa avere una qualche considerazione, in campo letterario, cosa di cui dubito, anzi mi pento di aver osato un paragone impossibile!).
Da questo romanzo fu tratto un ottimo film di Otto Preminger, con attori bravissimi (David Niven, Deborah Kerr, Jean Seberg, Mylène Demongeot), che ho rivisto con Alessio poche settimane fa (me ne ricordavo poco…avevo uno sbiadito ricordo di un’altra visione televisiva quando ero bambina), film di cui probabilmente scriverò al più presto nell’altro mio blog.
Ora questa storia torna finalmente anche in libreria, con più di mezzo secolo ma con fascino intatto, reclamando di essere letta!
Per la cronaca, le edizioni nel tempo sono state sempre curate dalla Longanesi:
la prima nel 1954, poi una nel 1965, nel 1979, nel 1989, e finalmente l’ultima quest’anno.
Approfittatene!
A presto.
Dea Silenziosa
26
Lug
09

26 Luglio

Brevissimo post per dire che ho voluto far nascere questo blog oggi, 26 luglio, perché è il giorno del mio compleanno… che per la prima volta passo col mio tesoro, a casa sua! :)




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