A circa venti minuti dalla carolingia Abbazia di Rambona, di cui parlavo qualche post fa, c’è un’abbazia cistercense, l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra, edificata nel 1142, che tutt’oggi si erge imponente e preziosa testimonianza storica, rimasta pressoché inalterata nel corso di tutti questi secoli. Ci sono ancora persino i monaci cistercensi.
Mi piace molto la storia medievale delle abbazie, della loro nascita, struttura architettonica e organizzazione.
Sarebbero necessari vari articoli per parlare di questo argomento in generale; ma sicuramente racconterò un giorno anche l’affascinante storia di quest’altra Abbazia della mia terra d’origine, un gioiello.
Ma, dato che nel blog è meglio parlare a piccole dosi, prima di ‘entrare’ nel monastero vero e proprio, scriverò di un elemento molto specifico dell’Abbadia di Fiastra: la “foresteria” e la sua funzione nel Medioevo.

Naturalmente le “foresterie” delle abbazie erano costruite al di fuori del complesso monastico vero e proprio. Esse erano riservate ai pellegrini.
Davanti all’austera facciata romanica- gotica della chiesa dell’Abbadia di Chiaravalle di Fiastra sorge tuttora una grande foresteria, lunga 80 metri, che anticamente poteva ospitare più di cento pellegrini.
I muri della foresteria rivelano una costruzione molto antica, anche se hanno subìto rifacimenti e ristrutturazioni lungo i secoli, a differenza dell’abbazia vera e propria che è rimasta intatta.
Al piano terra si trovava un ampio loggiato per la sosta delle cavalcature.
Nella facciata della foresteria, che è rivolta verso l’Abbazia, risultano evidenti tracce di arcate e un pezzo di colonnina sormontata da un capitello; in alcuni mattoni della arcate sono ancora visibili i disegni che rappresentano dei cavalieri.
Qualcuno li interpreta come simboli dei Templari, che sarebbero stati presenti all’Abbazia di Fiastra probabilmente come “gestori” della foresteria. Ma l’intrigante ipotesi andrebbe approfondita.
I pellegrini, molto numerosi nel Medioevo, secondo la Regola di San Benedetto dovevano essere “accolti come Cristo stesso“. Presso l’Abbazia di Fiastra c’era un locale dove si cuocevano pane e focacce per chiunque bussasse alla porta.
I monaci erano tenuti a genuflettersi davanti ai pellegrini e a lavare loro i piedi.
Accanto alla foresteria, ma in un fabbricato distinto, non mancava l’infermeria, dove venivano accolti e curati i pellegrini malati o feriti.
Anche l’infermeria dell’Abbadia di Fiastra, che si trovava davanti all’ingresso del chiostro, aveva ragguardevoli dimensioni, e poteva ospitare decine di malati.
La regola di san Benedetto imponeva ai monaci il massimo interesse per gli infermi, e così prese vita una vera organizzazione di soccorso e assistenza per i malati.
L’abate doveva saper cogliere, col proprio discernimento, i bisogni particolari di vecchi e infermi “senza cercare d’esserne richiesto“, ma di propria iniziativa.
La conoscenza della medicina, e specialmente della farmacia, era notevole nelle abbazie: ricordate l’abbazia de “Il nome della rosa”, la sua “farmacia” e il suo erborista -medico?
L’abbadia di Fiastra me la ricorda sempre molto, sia per la struttura e l’organizzazione interna, sia perché la scienza dell’erboristeria vi si pratica ancora intensamente.
La medicina nei monasteri del Medioevo si basava soprattutto sull’impiego di erbe e sul rispetto delle norme igieniche.
L’antichissima selva accanto all’Abbadia di Fiastra (selva che oggi è Riserva statale, poiché, conservatasi così com’era tanti secoli fa, vanta specie di piante che ora sono rare!) era di certo la più vasta fonte di medicinali a disposizione dei monaci!
I pellegrini potevano fermarsi nell’Abbazia fino a tre giorni, mentre i feriti e i malati restavano fino alla guarigione.
Per i pellegrini c’erano delle celle appartate, e alla loro cura era deputato un monaco che doveva essere non solo timorato di Dio, ma anche competente e sollecito.
I viaggi dell’epoca erano parecchio pericolosi, tanto che, pensate un po’, era di norma per i pellegrini, prima di mettersi in viaggio, fare testamento!
Viaggiavano rigorosamente a piedi, indossando un mantello con cappuccio, detto appunto ‘pellegrina’, e il ‘bordone’ (cioè un bastone da cammino), che erano i loro ‘segni di riconoscimento’.
Era faticosissimo e aleatorio viaggiare nel Medioevo, eppure di pellegrini ce n’erano davvero moltissimi: i pellegrini, che appartenevano a ogni ceto sociale, precedettero, in ordine di tempo, addirittura i mercanti (che affrontavano grandi pericoli a scopo di lucro), solo che i loro viaggi avevano come meta luoghi sacri o santuari ed erano dettati da bisogni spirituali, da desiderio di fare penitenza, da ‘pro voto’ (quando si invocava il soprannaturale durante un grave pericolo), dalla speranza della salvezza dell’anima o della guarigione del corpo. Spesso i pellegrini erano dei malati in cerca di una guarigione miracolosa, poiché la malattia era sovente considerata un castigo divino: nel Medioevo, per quanto l’erboristeria fornisse alcuni rimedi che davano sollievo nei mali meno gravi, erano assolutamente ignote le cause delle malattie (e, molto sbrigativamente parlando, ché il discorso prenderebbe un articolo a sé, la causa principale a quell’epoca era la mancanza d’igiene, unitamente alla presenza di ratti e parassiti pericolosi a stretto contatto con l’uomo) e quindi mancava la prevenzione contro quelle più gravi come la lebbra, la peste, il tifo, le epidemie.
Si può immaginare il sollievo di tali viaggiatori, nel trovare lungo la strada un ospizio dove potersi rifocillare, dormire, curare ferite e malattie.
E dunque in prossimità delle abbazie spesso e volentieri c’erano “avvisi” del tipo: “Oh tu che passi per la via, rallegrati che vicina è l’Abbazia”. E non sto scherzando!
Ho messo foto dell’Abbadia di Fiastra tratte dal web, e qui sotto foto della stessa Abbadia e dei dintorni in versione invernale, scattate nell’ordine da: Maurizio Chiavari, Paolo Cruciani (i caprioli), Francesco Ribes (i cavalli). Queste due non c’entrano molto coi pellegrini, ma con l’abbazia sì, perché si trova in una riserva naturale piena di stupendi animali, e mi piaceva metterle! L’ultima foto l’ha scattata invece l’estate scorsa il padrino di battesimo di Alessio, venuto per il nostro matrimonio!










